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il brutalismo, senza tempo nei vari settori

In questo articolo approfondiamo un argomento già noto, che ha attirato la nostra curiosità: il Brutalismo (1990) senza tempo e le sue interpretazioni nei diversi settori artistici e culturali. Un termine coniato dall’architetto francese Le Corbusier dell’Unité d’Habitation a Marsiglia (1948) per descrivere l’estetica del beton brut e dare autorevolezza internazionale al movimento. In architettura, si sviluppa nel secondo dopoguerra, prima in Svezia e poi in Inghilterra.

« Ricostruisce socialità dopo un periodo di separazione e di devastazione ».

DUE ESEMPI NOTI

Istituto Tecnico Statale Industriale “Cipriano Facchinetti”, Castellanza, Italia, 1965 di Enrico Castiglioni, Carlo Fontana e Torre Velasca a Milano del Gruppo BBPR (1956-1958).

Brutalismo del 1990
Foto Istituto Statale Industriale Cipriano Facchinetti, di Marco Introini (2015) –
www.lombardiabeniculturali.it/architetture900
Brutalismo del 1990
Foto Torre Velasca, di Marco Introini (2018) – www.atlantearchitetture.beniculturali.it/torre-velasca

NON SOLO IN ARCHITETTURA MA ANCHE NEI SOCIAL NETWORK

Un movimento artistico di cui si ritorna a parlare ancora oggi – per questo motivo l’origine del titolo Il Brutalismo senza tempo – e che attira l’attenzione non solo nel campo architettonico ma anche in quello della moda in cui i cortometraggi spesso hanno sullo sfondo degli edifici brutalisti.  Su Instagram  #brutalism ha dato origine a profili particolari e a volte insensati ma di grande successo che vale la pena sbirciare come cats_of_brutalism.  Una rinnovata attenzione condivisa unita a temi come quello dei gattini che riscuote da sempre grande successo sulla rete. Altro tema, la cucina, che diventa cucina brutalista nell’essenzialità dell’aspetto e nella quantità degli ingredienti. In facebook sono stati creati veri e propri gruppi “The Brutalism Appreciation Society“. Mentre il web design diventa “brutalista” ispirandosi alla grezza bruttezza dei siti internet degli anni Novanta.

ANNI ‘90

Proprio in questi anni di boom della rete, molti brands sentono l’esigenza di costruire uno spazio aziendale nel mondo della comunicazione digitale. Il risultato è stato un’elaborazione dell’alberatura poco funzionale e quindi una navigazione poco immediata per gli utenti. Fino ai primi anni 2000, essere online era un privilegio riservato a pochi perché non c’era ancora la fruibilità e la diffusione del web. La maggior parte dei siti erano statici, pagine vetrina e la grafica era essenziale. Occorreva tener conto della connessione più bassa e dei tempi di caricamento della pagina che ne risentivano della pesantezza delle immagini. Solo nel 2012 si avrà una vera propria svolta.

Brutalismo senza tempo nel web
Foto sito internet della Coca Cola (1996) –
www.webdesignmuseum.org/gallery
Brutalismo senza tempo nel web
Foto sito internet typo.com (1996) –
www.webdesignmuseum.org/gallery

OGGI

Molti designers guardano gli anni ’90 come reazione alla standardizzazione delle tendenze contemporanee. Da qui la nascita della corrente Brutalist Web Design” dal design aspro e minimale « visto come una reazione, da parte di una generazione più giovane, alla leggerezza, all’ottimismo e, alla frivolezza del web design di oggi ».  www.brutalistwebsites.com è un portale da poter consultare come archivio di alcuni esempi di questa particolare visione del web design. Se invece volete fare un viaggio nel passato visitate Web Design Museum, troverete siti di brands famosi e storici.

IL BRUTALISMO, UN MOVIMENTO SENZA TEMPO

Potrebbe essere d’ispirazione anche dopo questo periodo difficile di chiusura che stiamo vivendo, spinti dalla voglia di riscatto correggendo gli errori del passato e mettendo in pratica le lezioni di questi mesi. Una ricerca del senso di appartenenza concentrandosi sulla rivisitazione e lo sviluppo di “spazi comuni”. «Ricostruisce socialità dopo un periodo di separazione e di devastazione».

Un errore comune sul Brutalismo e che continua tuttora, è quello di essere stato spesso interpretato per la sua estetica e non per i suoi contenuti diventando così ai giorni nostri, una rappresentazione di una brutta, opprimente grandiosità.